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Luxottica non vede i diritti

La morsa sulle vite del commercio si fa sempre più stretta. Gli addetti alle vendite sono schiacciati dalla fiducia disattesa nelle aziende in cui lavorano fino alle carenze strutturali nei contratti di categoria. Spesso senza appigli legali, o meglio, spesso traditi da tutele labili, il lavoro viene svilito, trasformato in manovalanza a basso costo.


Accade ovunque, accade anche in quei luoghi del commercio dove invece ci si aspetta una certa professionalità, dove ad esempio si vendono presidi sanitari. E’ il caso dei lavoratori e delle lavoratrici del settore ottico, i tanti che sono confluiti nel Gruppo LUXOTTICA. Frutto della fusione tra i marchi Salmoiraghi&Viganò e VistaSì, il grande gruppo del magnate Del Vecchio, sembra perseguire il profitto a danno e a spese dei suoi dipendenti. Ciò però stride, e anche parecchio, con l’immagine pubblica del Signor Del Vecchio, che vanta nei suoi discorsi una grande considerazione dei “suoi operai”. Infatti sono quegli stessi operai che al contrario raccontano una realtà diversa, fatta di quotidiani soprusi nei luoghi di lavoro.


Arriva dunque a questa organizzazione sindacale una segnalazione collettiva, molto sentita. Una lettera aperta che un folto gruppo di dipendenti ha indirizzato proprio a Lui. Tale lettera dimostra che le condizioni di lavoro, anche in LUXOTTICA, come nel resto della GDO e del commercio in genere, siano tutt’altro che dominati dal rispetto del lavoro e delle persone, anzi spesso in totale spregio dei diritti.


Nella lettera che abbiamo ricevuto, le lavoratrici e i lavoratori  raccontano di come siano quotidianamente attaccati dal management. Raccontano numerosi casi di insulti personali, si sentono dare dell’ “obsoleto” solo perché in azienda da vent’anni; raccontano di venditori spostati come pacchi da negozio in negozio, sfiancati da trasferimenti punitivi mascherati da esigenze tecnico-organizzative; sono madri e tutori di familiari con 104 che si vedono costretti in turnazioni selvagge, o peggio alle dimissioni; sono donne che aprono procedure anti-mobbing; sono lavoratori e lavoratrici quotidianamente minacciati e ricattati, insultati e sbeffeggiati.


L’USB da sempre, e davvero, al fianco degli “operai” di ogni categoria, non può sottrarsi dal rappresentare il disagio di questi lavoratori e lavoratrici. Laddove poi la risposta che chiedono questi dipendenti non arrivi, ci impegniamo fin da ora a portare nelle dovute sedi il malessere vissuto.

Per USB LAVORO PRIVATO
Maria Sarsale