11 gennaio 2014: USB sostiene la resistenza contadina e bracciantile

Roma -

La distorsione all’interno della filiera agro alimentare crea sperequazione e aberrazioni tangibili con un sicuro beneficio economico solo per le multinazionali, mentre gli agricoltori hanno visto diminuire i loro margini al punto tale che sempre più spesso non gli conviene più raccogliere ad esempio la frutta, dal momento che il costo del lavoro della sola raccolta è già superiore per unità di prodotto al prezzo pagato loro dalle centrali di acquisto; il risultato finale è la comparsa di forme di caporalato che portano ai casi di Rosarno in Calabria o di Nardò in Puglia, dove migliaia di migranti sono resi schiavi negli agrumeti, carne da macello al prezzo di un euro l'ora.

 

Ma dove finiscono, le arance, i pomodori, le bottiglie di aranciata, i barattoli di pelati? Prima di arrivare negli scaffali dei supermercati, questi prodotti vengono “movimentati” da lavoratori, soprattutto migranti, impiegati da aziende “cooperative” alle quali le catene della Grande Distribuzione Organizzata appaltano il lavoro nei propri magazzini. È il comparto della “logistica”. I lavoratori di queste cooperative (spesso false coop), non si vedono. Nell’ombra fanno funzionare la grande distribuzione, il problema è che nell’ombra succede di tutto: salari decuratati, zero diritti, zero sicurezza e chi sciopera viene licenziato.

 

Anello finale della filiera sono i lavoratori del commercio, precari e sottopagati. La forma contrattuale più usata nel commercio è quella part time, ma le multinazionali del commercio non ci dicono che il part-time non è quasi mai una libera scelta dei lavoratori ma è l’unica possibilità di assunzione. La probabilità di migliorare questa condizione è remota e spesso non passa attraverso il merito o l’anzianità, il risultato è un salario che si aggira sui 600 - 700 euro mensili. Può succedere che i part-time beneficino di incrementi dell’orario di lavoro, ma nessuno dice che si tratta di aumenti di ore contrattuali temporanei e discrezionali. La speranza di poter ottenere questi incrementi costituisce uno degli strumenti preferiti dalle aziende per mantenere sotto ricatto chi lavora. Ed è questa discrezionalità e ricattabilità che i lavoratori subiscono quotidianamente, questo clima diffuso che incide nella vita di relazione e sulla salute. Insomma altri schiavi moderni al soldo delle grandi multinazionali del commercio.

 

Una filiera di sfruttamento, caporalato, salari da fame, condizioni di salute e sicurezza da medioevo e morte, funzionale al modello sociale che ci vogliono imporre attraverso lo sfarzo e le luci dei Centri Commerciali. USB raccoglie l'appello alla mobilitazione di SOS Rosarno che riportiamo di seguito:

 

11 GENNAIO 2014: GIORNATA DI SOSTEGNO ALLA RESISTENZA CONTADINA E BRACCIANTILE

Per i diritti dei lavoratori - per l’agricoltura contadina - per un’altra risposta alla crisi-

Rosarno, 7 gennaio 2010: dopo l’ennesimo atto di violenza subito, scoppia la rabbia dei braccianti africani impiegati nella raccolta degli agrumi. I dannati della terra si ribellano e quello che ne segue sono la caccia all’uomo, i linciaggi, la deportazione di Stato.

Quello che è accaduto in quei giorni nella Piana di Gioia Tauro ha fatto il giro del mondo, scosso profondamente l’opinione pubblica, svelato i retroscena dell’agro-bussines, delineato le responsabilità dello Stato italiano. Molte le promesse e i proclami, pochi i fatti!

Ad oggi, a quattro anni da quella rivolta, di questo sistema poco è cambiato!

Migliaia di persone continuano ancora a lavorare per quattro soldi sotto la costante minaccia della Bossi-Fini, del padrone e dei suoi caporali, e di una guerra tra poveri alimentata dalla crisi. Si sopravvive nascosti o nelle poche tendopoli, e si muore di freddo, al lavoro o sotto una macchina nel buoi delle campagne. Questa non è Rosarno, è l’Italia.  L’Italia dei pomodori, delle patate, delle angurie, dei kiwi… Questo è il sistema agroindustriale, voluto dalla UE e dalle organizzazioni padronali. Questo è il capitalismo nelle campagne, la filiera tutta italiana dello sfruttamento, che porta il Made in Italy sugli scaffali del mondo e garantisce i profitti alla Grande Distribuzione Organizzata (GDO).

Auchan, Carrefour, Esselunga, Coop, etc. stabiliscono il prezzo di acquisto ai produttori, un prezzo che i piccoli sono costretti a subire e le medie-grandi imprese sostengono con l’abbattimento dei costi di manodopera.

Sda, Bartolini, Tnt, Dhl, Gls le multinazionali che gestiscono e spostano gran parte del flusso di merci che circolano in Italia, appaltando il lavoro a cooperative che hanno istituito un sistema di vero e proprio "caporalato legalizzato" che impiega per lo più manodopera a basto costo immigrata.

MA C’è CHI DICE NO!

C’è chi ha deciso di non essere più invisibile. Lavoratori consapevoli di reggere una buona parte dell’economia italiana  hanno cominciato a lottare per garantirsi un salario minimo, un alloggio dignitoso, la tutela sanitaria e le norme di sicurezza. Nelle campagne del sud a Rosarno, a Nardò, nella Capitanata, a Boreano, ... fino al nord a Salluzzo. a Castel Nuovo Scrivia, … Sul fronte metropolitano invece le lotte dei facchini che si sono autorganizzati nel settore della logistica per uscire dal super-sfruttamento.

C'è chi ha deciso di costruire una rete nazionale, Campagne in Lotta, che agisce nei territori ponendo il lavoro e la salvaguardia del territorio al centro delle politiche sull’alimentazione e l’agricoltura, la regolarizzazione dei lavoratori immigrati al centro della lotta al lavoro nero e al caporalato, l’unità dei braccianti, contadini, operai dell’agroalimentare e lavoratori-consumatori contro i profitti della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) e delle multinazionali.

C'è chi nelle metropoli, per garantire la propria sovranità alimentare, si è organizzato fuori delle logiche della GDO, nei Gruppi di acquisto solidale e popolare, per recuperare la dimensione solidale tra chi acquista e chi produce, attori principali e consapevoli di un processo che parte dalla terra e dal rispetto del territorio, passa dal riconoscimento dei diritti di chi lavora e arriva all’esigenza di mangiare cibo di qualità. Ad un costo equo.

C'è chi, come  “SOS Rosarno”, sperimenta un’agricoltura altra, unendo le istanze di braccianti africani e piccoli produttori della piana strozzati dalla GDO e grossi commercianti locali, garantendo prodotti alimentari sani e naturali a prezzi equi e sostenibili.

Come lavoratori, immigrati ed italiani, contadini e consumatori critici e consapevoli in occasione del quarto anniversario della rivolta di Rosarno lanciamo una giornata di mobilitazione :

Roma - dalle ore 10:00 alle 14:00 fuori il supermercato Coop di Largo Agosta

LIVORNO - ORE 10.00 fuori dall'IPERCOOP di Porta A Terra (c/o centro comm.le fonti del corallo)

FIRENZE – centro commerciale Coop Gavinana, via Erbosa 66b/c,68

BOLOGNA- dalle ore 10:00 alle 14:00 fuori dagli IPERCOOP Centro BORGO e Centro NOVA

MILANO - dalle ore 10.00 davanti alla Coop in viale Umbria angolo via Coletta

Distribuzione delle arance di “SOS Rosarno” a sostegno della Cassa di resistenza contadina e bracciantile.

Azione informativa per svelare ai soci e consumatori Coop, la falsa etica che nasconde i profitti di uno dei principali gruppi della GDO, per rivendicare un prezzo Equo e sostenibile per produttori e consumatori.

Per rispondere alla crisi con la solidarieta’ contro i profitti della Grande Distribuzione Organizzata, contro l’imposizione della clandestinitá e lo sfruttamento, per la chiusura di tutti i CIE e l’abolizione della Bossi-Fini, per la difesa dell’agricoltura contadina e la sovranita’ alimentare, terra, lavoro… liberazione.

 

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