Aperture domenicali, Ministro Di Maio che fine ha fatto la regolamentazione?

A quasi un anno dall’insediamento del nuovo governo nulla è stato realizzato di quanto promesso per i lavoratori del commercio.

 

Roma -

L’attuale Ministro del Lavoro, Luigi di Maio, aveva promesso prima del suo incarico governativo la cancellazione totale della legge sulle liberalizzazioni per, poi passare ad una più tiepida regolamentazione delle aperture domenicali, limitandola a giornate prestabilite durante l’anno.


Ricordiamo come le liberalizzazioni, introdotte nel 2012 con il Decreto Salva Italia, dal governo Monti, erano state annunciate come il volano per l’occupazione e la ripresa economica.

I lavoratori sarebbero stati liberi di scegliere il lavoro festivo o domenicale, percependo una maggiorazione rispetto all’orario ordinario e vedendosi comunque garantito il giorno di riposo settimanale.

I consumatori avrebbero avuto il libero accesso agli acquisti, anche in giorni e in orari considerati fuori dal consueto.


Dopo sette anni di liberalizzazioni, nessuno degli eventi positivi annunciati si è realizzato, anzi quella che doveva essere una libera scelta per i lavoratori si è trasformata in un’imposizione. Imposizione per legge per quello che riguarda le domeniche e imposizione di fatto per i festivi. Infatti, i dipendenti che rifiutano il lavoro festivo, com’è nel loro diritto, vengono spesso discriminati dal datore fino a rischiare il non rinnovo del contratto.


Se è vero che in Europa ci sono Stati più liberisti di noi, essi però hanno una regolamentazione a cui gli imprenditori devono sottostare. Per esempio, in Germania, tranne qualche deroga, si può aprire per un massimo di dieci domeniche all’anno e con un orario ridotto; in Francia, per cinque domeniche, mentre in Spagna e Austria aprono la domenica solo quei negozi situati in zone a forte afflusso turistico.

In Italia, legalmente, non c’è alcun limite, gli esercenti potrebbero aprire 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Il risultato?

Dalle liberalizzazioni ad oggi si sono persi 40 mila posti di lavoro.


Il Ministro Di Maio si era impegnato a tutelare i lavoratori del commercio, a partire da un’analisi attenta della compagine lavorativa.

Usb chiede pubblicamente al Ministro quali siano i risultati di questa indagine, fra i 3 milioni e duecento occupati del settore quanti sono stati assunti in modo precario e instabile per coprire in turni festivi e domenicali.

Il 56% dei neo assunti per lavorare soltanto nel fine settimana ha un contratto atipico, i part time superano il 30%. L’esercito dei lavoratori domenicali è donna, giovane, under 35 e instabile, spesso non vengono assunte direttamente dal centro commerciale come gli altri, ma sono personale somministrato di cooperative esterne, costrette ad una contrattazione peggiorativa rispetto al ccnl del Terziario.


Il sindacato ribadisce il proprio no all’obbligo, scritto o velato, al lavoro domenicale e festivo, ma questa non deve essere l’ennesima scusa per la Grande Distribuzione organizzata per colpire i lavoratori.


L’Usb esorta il governo a muoversi rapidamente in proposito nel rispetto dei lavoratori, che non sono più disposti a scegliere fra posto di lavoro e diritti.


Riportiamo di seguito la tabella con le regolamentazione degli altri Paesi:





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Nazione

Lunedì-Venerdì

Sabato

Domenica

Austria

6:00-21:00

6:00-18:00

Chiuso

Eccezioni previste per le aree turistiche.

Francia

Nessuna restrizione

Nessuna restrizione

Vige il riposo domenicale per i dipendenti.

Solo i negozi detenuti dai proprietari possono rimanere liberamente aperti.

Germania

Nessuna restrizione

Nessuna restrizione

Chiuso, eccezioni previste per panetterie, giornalai e fiorai.

Grecia

5:00-21:00

5:00-20:00

Chiuso, eccezioni previste per negozi alimentari e fioristi.

Ungheria

Nessuna restrizione

Nessuna restrizione

Nessuna restrizione

Irlanda

Nessuna restrizione

Nessuna restrizione

Nessuna restrizione

Italia

Nessuna restrizione

Nessuna restrizione

Nessuna restrizione

Paesi Bassi

6:00-22:00

6:00-22:00

Chiuso, le autorità locali possono autorizzare aperture domenicali.

Polonia

Nessuna restrizione

Nessuna restrizione

Nessuna restrizione

Portogallo

Nessuna restrizione

Nessuna restrizione

Nessuna restrizione

Romania

Nessuna restrizione

Nessuna restrizione

Nessuna restrizione


Spagna

Nessuna restrizione

Nessuna restrizione

Le autorità locali possono decidere autonomamente ma al massimo 10 aperture tra domeniche e festivi.






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