BOLOGNA FIERE: no alla delocalizzazione e alla fiera della precarietà

Bologna -

La decisione assunta dai soci di estrazione confindustriale del consiglio d'amministrazione di Lineapelle di trasferire la kermesse da Bologna a Milano, purtroppo, non ci sorprende.

 

Siamo infatti di fronte ad un processo di concentrazione nell'area milanese delle manifestazioni fieristiche da parte dei poteri economico/commerciali del nostro Paese.

 

Per molti versi questo processo è paragonabile a quello della delocalizzazione dei settori produttivi verso ambiti europei ed extra europei dove il profitto è moltiplicato attraverso il mantenimento di condizioni di lavoro al limite dello schiavismo.

 

La scelta di concentrare le più importanti manifestazioni fieristiche nell'area lombarda è favorita, infatti, dal vergognoso accordo sindacale stipulato in previsione di Expo' 2015 che, in deroga ai contratti nazionali, abbatte pesantemente i livelli salariali e normativi e immette forme di precarietà lavorative incredibili.

 

È evidente che quest’accordo sarà il parametro di riferimento per tutte le esposizioni fieristiche e cosi si comprende bene il perché della scelta del c.d.a. di Lineapelle e del sostegno pubblico da parte delle segreterie nazionali di Cgil, Cisl e Uil che ne sono le firmatarie, confermando cosi la loro vocazione a essere complici delle politiche portate avanti dai Governi dell’Unione Europea.

 

Non sorprende nemmeno che quest’operazione sia stata smaccatamente e in maniera rozza sostenuta dal Ministro del Lavoro Poletti che con la sua dichiarazione " è impensabile che ogni campanile, abbia una Fiera, un aeroporto, un’Università" non ha fatto altro che confermare la continuità con i governi Monti e Letta nati sotto dettatura dell’Unione Europea.

 

Il ruolo giocato poi dal Sindaco del Comune di Bologna, uno dei maggiori azionisti istituzionali dell'Ente Fiere, che dichiara "ora telefono al ministro Guidi" è pressoché impalpabile e denota una confusione senza eguali. Come si fa, infatti, a fronte di questo scenario pensare che ci si possa affidare alla comprensione del ministro Guidi che è emanazione diretta di Confindustria, ossia di coloro che hanno voluto il trasferimento di Lineapelle?

 

A rimetterci in questo contesto dove chi decide, sono i poteri economici e la politica non conta più un fico secco, anche quando è allineata ai poteri forti, sono i lavoratori, in primis quelli dell'Ente Fiere e dell'indotto (alberghi e servizi strumentali) per i quali il futuro è sempre più incerto. 

 

Non bisogna essere dei preveggenti per scommettere sul fatto che fra qualche mese gli stessi politici locali, che oggi magari fanno un’opposizione di facciata al trasferimento di Lineapelle, ritroveranno una comunità d’intenti con coloro che invece hanno l'hanno sostenuta, proponendo come modello quello di FICO. 

 

Un progetto faraonico quello di FICO che vede schierato in prima fila il comune  che sborserà denaro dei cittadini per creare precariato, bassi salari e nuovi lavoratori poveri che nelle idee del guru (renziano D.O.C.) Farinetti dovrebbero campare con 500 euro al mese.


Crediamo che non si possa continuare a subire il ricatto di questi tagliatori di futuro,  e che si debba  iniziare a creare una democrazia del lavoro che veda protagonisti chi il lavoro lo produce; un moto di dignità deve partire da chi oggi subisce questa infame dittatura imposta dall'alto e deve vedere togliere ai collaborazionisti come CGIL, CISL e UIL ogni potere di decisione per conto dei lavoratori.


L'Unione Sindacale di Base è impegnata, senza infingimenti nella battaglia per veder riconosciuta la civiltà del lavoro, a partire dal contrasto allo smantellamento dell'Ente Fiere, al modello Expo' e al modello Fico.

 

Per questi motivi chiamerà i lavoratori dell' Ente Fiere alla mobilitazione.

 

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