Cgil, emorragia sindacale: la lettera di Enzo

Roma -

 

Delegato RSA Coop abbandona la CGIL e confluisce in USB, la lettera aperta di Enzo:

 

Ho impiegato tre anni per maturate questa decisione, un travaglio accompagnato dalla vana speranza di cambiare le cose dall’interno di un’organizzazione sindacale ormai irriformabile, non potevo più non prenderne atto.

 

Delegato sindacale dal 1998, per un periodo nel Direttivo provinciale di Roma Est da cui sono stato escluso… Il dissenso in Cgil viene messso da parte. La mia colpa: la ferma volontà di indire  le elezioni RSU, convinto che la rappresentanza abbia un valore e che un delegato debba essere eletto dai lavoratori piuttosto che essere nominato come RSA dalla Cgil.

 

In questa fase storica, politica e sindacale ho avvertito la necessità di una riflessione sul mio ruolo. Ho aderito alla cosiddetta "MINORANZA" di questo sindacato, "La Cgil che vogliamo". Ho sperato che noi riuscissimo  a far emergere quelle contraddizioni sindacali della maggioranza, causa della perdita di contatto con le realtà lavorative di questo paese e di una notevole perdita di iscritti.

 

Un delegato sindacale ha la responsabilità di tutelare i lavoratori, di far rispettare le norme contrattuali esistenti e di combattere per migliorare le condizioni dei propri colleghi nei luoghi di lavoro. E’ evidente che le condizioni dei lavoratori del commercio abbiano subito una  veloce trasformazione negli ultimi 15 anni.  Le nuove forme di sfruttamento, (flessibilità, precarietà, gioni festivi e domenicali lavorativi), avallate con complicità dalle burocrazie delle organizzazioni sindacali accreditate dai padroni, accompagnate dalla rinuncia a qualsiasi prospettiva di conflitto, hanno frustrato il ruolo del delegato.

 

Le difficoltà oggettive nella risposta alla veemenza dell’attacco dei padroni sono state amplificate dalla mancanza dell’appoggio dei miei funzionari, dall’assenza di confronti adeguati che portassero  a un reale controllo su materie e temi importanti. Il confronto spesso, nella mia unità produttiva, si fermava in Direzione ed era lasciato alla buona volontà dei delegati di posto di lavoro, con la conseguente impossibilità di ottenere risposte concrete per i lavoratori.

 

Il sindacato è un'altra cosa, la mia passionalità mi ha portato a questo lungo travaglio durato oltre tre anni. Ma la legge sulla rappresentanza firmata il 31 maggio 2013 tra Confindustria e CGIL, CISLe UIL  ha rafforzato ancora di più questa mia scelta. Quando noi delegati di base non possiamo più "dissentire"sugli accordi calati dall'alto, non possiamo più discuterli con i lavoratori, si deve prendere atto della definitiva scomparsa della democrazia nei luoghi di lavoro. Il Sindacato non può e non deve dimenticare il concetto di autonomia dai partiti e dai Governi. La Cgil ha rinunciato alla sua autonomia da molti anni diventando il trampolino di lancio per una carriera parlamentare dentro il PD.

 

Il sindacato è un'altra cosa, non può accettare tutte quelle riforme liberiste e antipopolari dettate dai mercati internazionali rispondendo con "sciopericchi" sulla riforma delle pensioni,  su quella dell’Art. 18 e potrei continuare ad elencare diritti erosi e risposte inadeguate. Un sindacato autorefernziale che non rappresenta più nè i lavoratori e nè tantomeno i giovani, non mi appartiene più.

 

E' proprio vero, il SINDACATO è UN' ALTRA cosa! Il sindacato è ripartire dai bisogni reali, intrecciando le istanze dei lavoratori e delle lavoratrici con quelle di chi lavoro non ha, per dare forza ad un progetto complessivo. Questa prospettiva l’ho riconosciuta nell’USB e oggi riparto da qui.

 

Un saluto a tutte e tutti, Enzo

 

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