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Commercio, l'OTTO marzo sarà sciopero generale

Nazionale -

Anche quest’anno USB aderisce all’invito di Non Una di Meno e proclama lo sciopero generale per tutti i settori pubblici e privati nella giornata dell'8 Marzo.

In alcuni settori non sarà possibile scioperare a causa delle restrizioni dovute alla Legge 146/90.

Il Commercio, invece, non essendo vincolato dagli obblighi di legge potrà aderire all’astensione dal lavoro. E mai come quest'anno la nostra adesione è vissuta con piena necessità di rappresentare tutte le contraddizioni emerse nell'anno appena trascorso.

Le donne nel commercio hanno pagato duramente la crisi economica dovuta all’emergenza pandemica.

Ma la pandemia non è la causa di tutti i mali di questo settore. Infatti lo sfruttamento del lavoro, specie quello delle donne, è fatto di negazione del full time, negazione di piena retribuzione, negazione di conciliabilità tra tempi di lavoro, di vita e di cura. A questo si aggiungono le continue violazioni sulle normative dei contratti part time, negando loro pressochè ovunque il diritto alla prevedibilità del turno, e parimenti l'incontrollato abuso della flessibilità.

Questi ormai sono gli annosi problemi del Commercio che la crisi pandemica ha soltanto reso più manifesti ed invasivi.

Se da un lato, infatti, il comparto alimentare non ha subito chiusure e arresti, riuscendo addirittura in molti casi ad aumentare i propri profitti conseguenti alla corsa alla spesa, dall'altro lato si è registrato in tutti i comparti della Grande Distribuzione Organizzata il proliferarsi di dinamiche padronali, con richieste di sacrifici ingenti ai lavoratori e alle lavoratrici, in termini di disponibilità piena, sovraccarico di mansioni, riduzioni orarie e ulteriori perdite salariali.

Questo aspetto ha colpito soprattutto le donne, che rappresentano la stragrande maggioranza dei part time, oltre che la percentuale più consistente degli impiegati del settore. A loro è stato infatti richiesto di dare una disponibilità completa alle aziende, con prestazioni di lavoro lungo tutto l’orario di apertura, con turni spezzati e rientri, senza alcun ritorno economico.

Negli altri settori del commercio, a queste condizioni si è aggiunto un consistente crollo occupazionale che, di pari passo con i dati nazionali, ha visto una devastante perdita di posti di lavoro nella fascia centrale di età – fra i 25 e i 49 anni-.

Ancora una volta la percentuale maggiore dei posti andati in fumo è delle donne.

L'astensione dal lavoro in questa fase lancia un segnale forte e chiaro alle politiche economiche e di rilancio del Paese, che continuano ad ignorare la questione femminile nel mondo del lavoro, perseguendo nei fatti e negli interventi concreti una lunga storia di controllo e limitazione della possibilità delle donne di riscattarsi.

Da sempre ritenute fragili e ricattabili, le donne, non solo dei settori più poveri e svantaggiati, intendono ribadire a gran voce al Governo e alle organizzazioni datoriali che lo sfruttamento delle donne nel lavoro impoverisce tutte e tutti: rivendichiamo quindi la necessità e l'urgenza di rimettere al centro della discussione sulla crisi economica le condizioni di lavoro femminile.

 

USB COMMERCIO

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