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Commercio, via libera ai contagi

Il barrcode vince sul green pass

Nazionale -

Ieri 6 agosto 2021 è entrato in vigore in Italia il famigerato Green Pass, oggetto di numerose polemiche e controversie, che verrà utilizzato per garantire la ripresa in sicurezza delle attività turistiche, teatrali, di studio, di aggregazione sociale.
La nostra organizzazione ha già evidenziato, però, come questo strumento si presti anche ad usi ed accezioni discriminanti nei luoghi di lavoro e come Confindustria lo stia già sbandierando come motivazione “etica” per procedere al licenziamento di chi non abbia voluto (o potuto) accedere alle vaccinazioni.

Gli stessi scenari si prospettano nella Scuola e nella Sanità.
Ciò che non ci sfugge è che in questi mesi gli interventi massicci di contenimento della pandemia hanno riguardato non tanto la prevenzione e la cura della Salute Pubblica dei cittadini, e altrettanto non ci è sfuggito -e non abbiamo lesinato di evidenziarlo- come non sia stato oggetto di vera discussione politica la Salute dei lavoratori e delle lavoratrici, ma la sola tutela del lavoro, come entità astratta e impersonale. Come a dire “basta che si produca Pil, chi e come lo fa non ci riguarda!”
Come USB riteniamo invece che la condizione oggettiva e materiale dei lavoratori vada rimessa al centro di ogni discussione politica, specie quelle sulla prevenzione dei rischi alla salute e alla sicurezza.
In questo contesto, non possiamo non guardare al settore Commercio e a come le politiche nazionali abbiano trattato i lavoratori e le lavoratrici impiegati in questo settore.
In pieno lockdown gli “eroi dei supermercati” hanno garantito alla cittadinanza l'approvvigionamento dei beni di prima necessità, come pure hanno fatto i lavoratori della logistica e del comparto agricolo. E lo hanno fatto senza i dispositivi di sicurezza personale idonei.
I protocolli sul Covid hanno velocemente derubricato il Covid a rischio generico e non specifico al contesto di lavoro, consentendo l'esclusione dai DVR di normative per il contenimento del rischio di contagio.
Poi sono state predisposte le riaperture dei centri commerciali. E nessuna voce politica si è alzata a denunciare l'abbassamento dei livelli di attenzione. E nei periodi in cui cinema, teatri, scuole erano chiusi, i centri commerciali e i supermercati sono diventati nuovi spazi di aggregazione sociale, luogo di incontri, senza nessun controllo!
I lavoratori e le lavoratrici del Commercio si sono ammalati di Covid, molti sono morti di Covid (facendo passare le morti sul lavoro del settore al +67%), non perché il rischio di contagio fosse generico, ma perché non sono state predisposte corrette misure di prevenzione.
Le mascherine fornite come DPI non sono mai state le FFP2, come da noi richiesto.
Il controllo sul distanziamento nei negozi è stato completamente assente da parte degli organi competenti e sono stati gli stessi lavoratori a doversi sobbarcare l'onere di controllo e vigilanza, spesso incorrendo in aggressioni verbali e fisiche dei clienti.


Oggi il Green Pass non sarà richiesto per entrare nei centri commerciali, sebbene siano a tutti gli effetti luoghi chiusi a rischio di assembramento.


Oggi lavoratori e lavoratrici del Commercio continuano ad essere esposti al rischio di contagio.


La nostra organizzazione sindacale non può dunque esimersi dal rappresentare questo paradosso italiano, dove la prosecuzione delle attività produttive viene promossa senza garantire ai lavoratori idonee condizioni di lavoro.
Continueremo quindi a chiedere con maggiore forza l'adozione delle più stringenti misure di prevenzione nei luoghi di lavoro, innanzitutto mascherine FFP2 e contingentamento effettivo, e a dare supporto sindacale e legale ai lavoratori coinvolti.

 

Usb Commercio

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