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Coop da cooperativa a padronato

Coop abbatte l’ultimo baluardo dei valori cooperativi aumentando l’orario con perdita di salario

Nazionale -

La Coop sei tu questo il leit motiv che ha sostenuto il mondo cooperativo per decenni. Un ambiente familiare in cui coinvolgere lavoratori e consumatori, uniti dal valore che il cibo non è profitto ma diritti, rispetto e qualità. Diritti dei lavoratori, rispetto per l’ambiente e qualità del prodotto finito.

Un messaggio che dovrebbe differenziare il mondo cooperativo dalla Grande distribuzione e che invece Coop ha scelto di abbandonare.

Coop si fa padrone, trasformando completamente l’intera filiera produttiva, dai campi agli scaffali.

Ridisegna la distribuzione del cibo grazie a centrali di acquisto proprie.

Riscrive i ruoli della filiera, dotandosi del settore della logistica.

Determina le scelte egli acquisti tramite le strategie di marketing.

Risale la catena del valore a ritroso, condizionando anche le coltivazioni agricole, quali qualità e in quali luoghi.

Coop ha messo a reddito l’etica cooperativa e punta proprio a svilupparsi nelle zone densamente popolate e infrastrutturate, in cui può tessere una rete di controllo sull’intera città. Non stupisce, in quest’ottica, che siano stati ceduti i due negozi della Campania, troppo pochi e una filiera troppo difficile per poterla piegare alle proprie esigenze. In tutto, quasi 500 dipendenti sono stati costretti ad abbandonare il proprio posto di lavoro.

In questo contesto, sotto la calda insegna luminosa, il confine fra lavoro e sfruttamento si fa sempre più sottile.

Così viene approvato un contratto integrativo che aumenta l’orario di lavoro, decurtando il salario. Duemila lavoratori vengono obbligati ad operare per più ore con un decurtamento di stipendio, stimabile intorno a 300 euro per un IV livello. Lo stratagemma, sempre in voga, dei sacrifici per salvare la società cancella la già misera pausa retribuita di dieci minuti, diminuisce i permessi e il diritto al riposo. Perfino la domenica, con l’intoccabilità del tempo per se stessi, viene sacrificata, rendendo, di fatto, obbligatorio il lavoro in queste giornate.

Così si fa un uso smodato di assunzioni precarie e part time, un contratto da promoter per fare lo scaffalista e se tutto va bene, allora perché non prendere volontari a promuovere Coop e la sua eticità ad Expo.

Coop si fa padrone, ma noi non ci pieghiamo allo sfruttamento come unica ricetta al caos, luci spente, serrande abbassate.

Se il mondo cooperativo non ritrova dritti, rispetto e qualità è già finito.

 

Usb Commercio

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