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Coop Tirreno: l'inganno del salario variabile

Nazionale -

 Anche quest’anno i lavoratori di moltissimi IPERMERCATI E SUPERMERCATI COOP non hanno vista erogata la parte di salario legata agli obbiettivi, il cosiddetto Salario Variabile.Vediamo di capire il perché, vediamo di capire se la flessibilta, la disponibilità, il sudore che i lavoratori hanno messo sul campo durante l’anno non è stato sufficiente, o se i meccanismi che permettono l’erogazione del salario accessorio non siano poco controllabili o sbilanciati nei confronti della parte padronale:

Il lavoratore salariato, per definizione, dovrebbe percepire uno stipendio per il lavoro che svolge, non partecipa ai rischi d’impresa, ne si spartisce gli utili a fine anno, perché legare il suo salario alla produttività? Perché creare un nuovo lavoro a cottimo? Noi crediamo che l’accordo fatto dall’azienda con i sindacati confederali non sia funzionale per i lavoratori, avremmo voluto un aumento reale per tutti piuttosto che un aumento del tipo “forse, se sei bravo, e lo decido io, secondo i parametri che impongo e che tu non controlli.”

E’ quantomeno anomalo che un Caporeparto percepisca il salario variabile e i Lavoratori dello stesso reparto no, ma se si legano i parametri a obbiettivi diversi ecco spiegato l’arcano, il Caporeparto più ci “spreme” e più raggiunge i suoi obbiettivi, e noi, forse inconsapevolmente, facciamo il suo gioco, ci rendiamo iper flessibili, iper disponibili, iper accondiscendenti, a volte ci spogliamo anche della nostra dignita di lavoratori per “il bene dell’azienda”, ma ciò serve a far percepire premi al nostro diretto superiore e spesso nulla a noi.

Se l’azienda è una macchina noi siamo le ruote, anche una Ferrari senza ruote non può correre. Le aziende scaricano la crisi su di noi Lavoratori, ma non tagliano sui salari dei manager, non rinunciano ai benefit, a volte sbagliano investimenti, e il risultato è l’assottigliamento dei nostri salari e del loro potere d’acquisto. Crediamo che l’unica strada da percorrere per riappropriarci della nostra dignità di Lavoratori sia quella della rivendicazione dell’importanza che abbiamo, dobbiamo dimostrare che la macchina senza ruote resta al palo e che noi vogliamo la nostra giusta parte.

La soluzione a questa vera e propria “ingiustizia” è quella di tornare a contrattare degli aumenti degni di tale nome, degli aumenti strutturali e commisurati al costo reale della vita. Il profitto non cala, il profitto recupera la parte persa dalla crisi dai nostri già magri stipendi, noi che facciamo?



Il Lavoro è nobile e noi non lo svendiamo…



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