Giappone, la gig economy sbarca nel Commercio

La nuova frontiera della precarietà sono le assunzioni tramite piattaforma on line per lavorare ad ore come commesso

 

Nazionale -

Se non bastava la gig economy e lo sfruttamento massimo subito dai riders, il Giappone tenta di ampliarlo, lanciando il commesso a ore.

La catena di minimarket Lawson ha introdotto in via sperimentale nei suoi 500 negozi di Tokyo il lavoro part time aperto a tutti, un sistema per coprire turni e ore senza assumere personale stabile.

L’azienda, sfruttando la crisi economica dovuta al Coronavirus, ha pensato di poter superare la riverenza verso il lavoro che denota i giapponesi con la tagliola della disoccupazione e della povertà.

Le aziende cercano di superare persino lo sfruttamento delle agenzie interinali, che assumono lavoratori al livello più basso, addetto alle vendite o addirittura merchandising, per poi impiegarlo in qualsiasi mansione serva.

Gira tutto su piattaforma on line. La piattaforma non richiede neanche l’intermediazione di terzi e viene gestita direttamente dalla catena commerciale senza alcun costo aggiuntivo.

In Giappone stanno scoppiando molte polemiche sia fra chi lavora nel settore sia fra i clienti. I dipendenti in questo modo non hanno alcuna stabilità economica né nessuna possibilità di organizzare la propria giornata e la propria vita. Tutto gira intorno alla chiamata, si può essere chiamati fino a tre ore prima di timbrare il cartellino, praticamente a ridosso dell’inizio del turno.

Assistiamo all’ennesimo tentativo di un’azienda di aumentare lo sfruttamento sui lavoratori pur di fare profitto. Toccare la storica divisione fra tempo di lavoro e tempo di vita è un obiettivo decennale del padronato che non conosce confini.

Il lavoratore non deve avere impegni urgenti, famigliari o personali. Tutto il suo tempo deve girare intorno alle esigenze aziendali, a produrre. Bastano due risposte negative alla chiamata e si è fuori.

Mai più ci si potrà iscrivere al sistema.

Nonostante lo sviluppo tecnologico avrebbe dovuto favorire la specializzazione del personale, a discapito dei lavori manuali facilmente sostituibili con le macchine, stiamo assistendo al contrario.

In Italia, così come in Francia, da molti anni non si investe nulla nella formazione dei dipendenti, né riguardo le loro conoscenze professionali né riguardo la salute e sicurezza.

Più le assunzioni sono a breve termine e precarie, meno c’è interesse a investire in tal senso, vengono create continue voragini di precariato a cui attingere.

Aumentano enormemente i rischi per i lavoratori di subire infortuni o sviluppare nel tempo malattie professionali, dato che non si conosco a fondo i pericoli delle mansioni svolte e degli strumenti che vengono utilizzati.

L’unico scopo è far ingrassare l’azienda di turno.

Usb è al fianco dei lavoratori giapponesi in qualsiasi forma di lotta vogliano intraprendere, consapevoli che una sottrazione di diritti non è mai troppo lontana per toccarci, ma solo la prima sperimentazione di un nuovo possibile sistema internazionale di sfruttamento.

 

Usb Commercio

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