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Grande Distribuzione, la nuova frontiera per continuare a fare profitto in zona rossa è la partita iva

Ikea, come molte altre aziende, ha acquisito i codici Ateco necessari per vendere all'ingrosso, poi grazie ai vuoti della normativa vende a tutti, basta avere una partita Iva e fare, anche al momento del pagamento, una carta business

Nazionale -

Come sempre l' ingegno italiano si vede al momento del bisogno, specie quando aziende come Ikea devono trovare tra le maglie delle leggi, dei nuovi orizzonti per poter vendere in piena pandemia in piena zona rossa. Ecco che da negozio aperto a tutti ti acquisisco i codici ateco per la vendita all' ingrosso e vai con le aperture alle sole partite iva. Un terreno arioso quello all' ingrosso , dove il governo ha pensato bene di non mettere troppi cavilli...a pensar male quasi a tavolino con i padroni. E cosi lo scorrere dei clienti indisturbati nei negozi va avanti...una cameretta per il bambino, qualche orsacchiotto finto, due piantine ….ordini di interi ambienti di casa chissà poi a quale azienda andranno.....nessun limite merceologico, il bello e' che i clienti sono pure talmente svegli, tanto da dichiarare a chi ci lavora  che sono  li per comprare per casa loro! Ma fatturano hanno la partita iva, la miracolosa carta business ikea e quindi e' tutto lecito!
Accompagnati poi spesso da amici, consorti, parenti,  con la scusa di avere due partite iva, bambini che diventano tutti i minorenni  fino ai 17 anni, anziani e disabili. Insomma un bel po' di accompagnatori che vanno a tenere compagnia agli incuranti cittadini che dovrebbero muoversi per necessità e non certo per cose anche spesso  inutili....

Ma tutto e' permesso...basta una partita iva, una carta business fatta al momento e una fattura.

Si vede che Ikea non ha mai seguito le indicazioni di un ente padronale come la Confcommercio:

Considerata tale definizione e viste le restrizioni attualmente vigenti a carico delle attività al dettaglio nelle zone rosse, per scongiurare il rischio di porre in essere attività non consentite, ci sembra ancora più importante del solito che, nello svolgimento della suddetta attività all’ingrosso sia accertata non solo la natura professionale della clientela, ma anche la compatibilità, almeno teorica, di eventuali acquisti con l'attività che essa svolge.
Sul punto la Corte di Cassazione ha infatti avuto modo di affermare che “l'esercente di vendita all'ingrosso ha l'obbligo di accertare non soltanto che gli acquirenti abbiano le qualità di commercianti, utilizzatori professionali o in grande, ma altresì che le merci da loro acquistate siano in rapporto di omogeneità e di correlazione con la loro attività. L'esercente tuttavia può vendere al commerciante prodotti che, pur non essendo oggetto di ulteriore rivendita, possono assumere carattere strumentale per l'esercizio dell'attività commerciale dell'acquirente. Ove l'esercente abbia adempiuto al dovere di accertare, in modo preventivo ed adeguato, le qualità dell'acquirente che accede al proprio magazzino e la corrispondenza dei prodotti acquistati con quelli normalmente trattati o utilizzati da quest'ultimo, non gli si può far carico della diversa destinazione impressa alle merci dall'acquirente sia per uso personale sia in favore di terzi non legittimati all'acquisto presso il grossista” (Cassazione Civile, sez. I, n. 3127 dd. 12 maggio 1981).

Come sempre il profitto viene prima della salute dei cittadini e dei lavoratori

Noi crediamo che le aziende e anche IKEA dovrebbero scrupolosamente attenersi ad un controllo su questo tipo di vendita in modo preventivo e tassativo prima dell' acquisto, come per altro la stessa cassazione indica.
Crediamo anche che il governo dovrebbe normare approfonditamente il settore del commercio e della grande distribuzione nella parte che riguarda anche la vendita all' ingrosso, prevenendo eventuali abusi e i rischi quindi per i lavoratori.

 

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