Lucia De Maio: Il M5S presenta una interrogazione alla camera, USB aspetta la rispostra della Presidente Boldrini

Roma -

Lucia De Maio, la lavoratrice esiliata per rappresaglia da Unicoop Tirreno ad oltre 400 km da casa, ieri ha regolarmente preso servizio nella sua nuova sede di Lavoro di Orbetello (GR). La vicenda lascia senza fiato perché sono ancora la dignità del lavoro  e della donna ad essere umiliate profondamente da questa vertenza.

 

L'USB ha  inviato una lettera aperta alla Presidente della Camera, Laura Boldrini, che ad oggi non ha ancora avuto risposta. La vicenda non è sfuggita invece agli Onorevoli Rostellato, Bechis, Tripiedi, Cominardi, Baldassarre, Chimienti, Rizzetto e Cipriani, del M5S  che ieri hanno presentato una MOZIONE PARLAMENTARE.

 

Questa vicenda fa emergere la discrpanza tra le decisioni assunte dalla Magistratura del lavoro e l'arroganza delle aziende che, nell'applicare le sentenze, hanno libertà di compiere ritorsioni e rappresaglie. USB ritiene necessario, nei casi in cui non venga dato il pieno seguito alle ordinanze della Magistratura, un intervento legislativo che tuteli il lavoratore in caso di reintegra.

 

L’USB continuerà a sostenere incondizionatamente la lotta di Lucia... La lotta non si esilia!

 

Di seguito riportiamo il testo della Mozione Parlamentare:

 

Interrogazione a risposta in commissione 5-02212

presentato da

ROSTELLATO Gessica

testo di

Giovedì 20 febbraio 2014, seduta n. 177

Rostellato, Bechis, Tripiedi, Cominardi, Baldassarre, Chimienti, Rizzetto e Cipriani — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
si apprende dalla stampa una vicenda che ha come protagonista una lavoratrice;
la lavoratrice in questione, insieme ad un'altra sua collega in data 18 aprile 2009, viene licenziata dall'Unicoop Tirreno a seguito di cessione di ramo d'azienda di un punto vendita della catena, attivo in provincia di Avellino, in favore di Immobiliare s.r.l. sul presupposto della impossibilità di reintegrarle nel posto precedentemente occupato e con mansioni equivalenti;
le due lavoratrici avevano già adito l'autorità giudiziaria impugnando con ricorso d'urgenza il trasferimento d'azienda citato e ottenendo dal tribunale di Avellino – con ordinanza di primo grado del 21 luglio 2009, confermata da pronuncia collegiale del 27 luglio 2010 – il reintegro nel posto di lavoro;
a seguito delle lettere di licenziamento pervenute le lavoratrici ricorrevano nuovamente all'autorità giudiziaria ottenendo, in data 10 aprile 2013, una nuova pronuncia del tribunale di Avellino nella quale veniva ribadita l'illegittimità dei licenziamenti in questione e il reintegro delle lavoratrici con le mansioni e la qualifica in godimento all'atto di licenziamento;
nonostante le disposizioni del giudice, la lavoratrice in questione non viene reintegrata, fino a quando, notizia apparsa sui quotidiani di questi giorni, in conclusione si dà seguito alla sentenza, con una particolarità: la nuova sede di lavoro della lavoratrice sarà a Orbetello (Grosseto), ad oltre 400 chilometri dalla sua residenza che si trova a Solofra (Avellino);
tale comportamento non appare agli interroganti plausibile e motivato –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto esposto in premessa;
se non intenda assumere iniziative normative volte a rafforzare gli strumenti giurisdizionali in modo da impedire il ripetersi di situazioni come quella su esposta;
se non ritenga opportuno assumere iniziative normative volte a controllare e tutelare il lavoratore in caso di reintegra, soprattutto nei casi in cui non venga dato seguito alle ordinanze, come nel caso di cui in premessa, onde evitare eventuali comportamenti di ritorsione e rappresaglia. (5-02212)