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L'USB condanna gli arresti dei lavoratori della multinazionale McDonald's

Roma -

Giovedì 15 maggio in oltre 150 città degli Stati Uniti e di più di altre 30 nazioni, compresa l’Italia, è andata in scena la protesta planetaria dei lavoratori impiegati nei "ristoranti" come McDonald’s, Burger King, Wendy’s e Kfc., uomini e donne ai margini della soglia di povertà che lottano per il raddoppio del misero stipendio percepito, da 7,25 a 15 dollari, e per più soddisfacenti condizioni di lavoro.

 

Ieri  la protesta è proseguita davanti alla sede aziendale della multinazionale McDonald’s a Oak Brook nell'Illinois, ma stavolta la polizia è intervenuta in tenuta antisommossa  ordinando ai lavoratori e alle lavoratrici di sciogliere il presidio di massa. Tra  cariche, spintoni e resistenza dei manifestanti 110 lavoratori sono stati arrestati.

 

USB condanna  con fermezza l’arresto di uomini e donne che legittimamente protestavano e denunciavano la folle retribuzione dell’Amministratore Delegato: 9,5 milioni dollari nel solo 2013, Mille volte il salario medio dei lavoratori del settore , ovvero meno di 19 mila dollari all'anno per un lavoratore a tempo pieno. Il livello di povertà di una famiglia di quattro persone, negli Stati Uniti, è stimato 23.850 dollari (circa 17.000 euro).

 

Il ricatto della crisi e la paura della povertà costringono metà della forza lavoro mondiale a lavorare per meno di 2 dollari al giorno e, mentre aumentano le violazioni dei diritti dei lavoratori, di pari passo aumenta la repressione. Ogni anno vengono uccisi, arrestati e licenziati i lavoratori e i cittadini che cercano di rivendicare i diritti più elementari tanto che in Turchia, durante le proteste per la strage della miniera di Soma, alcuni agenti della polizia turca in tenuta antisommossa hanno cercato di arrestare finanche un bambino di 10 anni.

 

Sempre più spesso il conflitto ed il disagio sociale vengono affrontati come un problema di ordine pubblico e non come  un segnale da leggere ed affrontare in termini politici L'input è chiaro: chi si oppone alle misure economiche e ideologiche diventa oggetto di repressione. Ma Il conflitto sindacale e sociale è lontano dall’essere un problema patologico di ordine pubblico, è invece un fenomeno fisiologico della nostra società, quello che ha permesso, anche nel nostro Paese, di ottenere diritti e condizioni di lavoro più umane.  

 

USB ritiene inaccettabile, gravissimo ed ingiustificato questo ulteriore atto di repressione che si inquadra in una planetaria politica repressiva nei confronti di tutti coloro che in ambito sindacale, politico e sociale continuano a costruire opposizione.

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