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Rinnovo Ccnl Multiservizi: un contratto da schiavi

Nazionale -

Definire “rinnovo” l’accordo sul Ccnl Multiservizi, siglato l’8 giugno tra parti datoriali e Cgil, Cisl, Uil è pura retorica che offende le reali condizioni esistenziali e materiali di più di 600.000 lavoratrici e lavoratori, che operano prevalentemente nella precarietà degli appalti pubblici e privati.

In linea con ciò che avviene per tutti i ccnl siglati negli ultimi anni da Cgil, Cisl, Uil, più che di rinnovo dobbiamo parlare di un trascinamento in avanti del peggio di ciò che era contenuto nel ccnl scaduto nel 2013 e di un ulteriore “giro di vite” a favore dell’ultra-flessibilità degli orari di lavoro, della precarietà contrattuale, dell’abuso dei tempi determinati, dei part-time, insomma del “meglio” del precariato (non retribuito) come orizzonte.

Indicativo è il fatto che il testo del rinnovo non sia ad oggi pubblico e a parte qualche scarno comunicato (Cisl) questa volta viene davvero difficile rivendicare come buon risultato persino quella parte economica, di solito indorata come componente da sbandierare ai lavoratori, in cambio ovviamente della resa totale sul fronte della parte normativa, quella tanto cara al padronato.

Inconsistenti e persino al di sotto del tasso reale di inflazione gli “aumenti” previsti da qui e fino al 2025: se teniamo conto che non è stata riconosciuta neanche l’indennità di vacanza contrattuale per gli 8 anni e mezzo senza rinnovo, parliamo di 120 euro lordi in 13 anni (9 euro di aumento all’anno)! Da schifo. Non paghi, nell’accordo le parti già decidono il destino di questo contratto: non si parli assolutamente mai più di aumenti che non siano di mero adeguamento al tasso inflazione (Ipca) al netto (cioè senza) gli aumenti delle tariffe energetiche!

Fine della contrattazione fondata sul “valore-lavoro”: un problema già particolarmente annoso per gli addetti dei servizi, il cui valore del servizio è definito a monte dal padronato sulla base dei profitti da ottenere dall’intermediazione della manodopera.

Con tale accordo Cgil, Cisl, Uil rinunciano a rivendicare veri aumenti (e cioè a confliggere strappando qualcosa ai profitti) e si consegnano allo schema inerte dell’Ipca, tanto caro ai padroni.

Se andiamo alla materia normativa che Cgil, Cisl, Uil hanno barattato in cambio di quanto sopra sulla parte economica, e osserviamo da vicino “il cappio che si stringe” sui lavoratori, capiamo ancora di più come mai questo testo rimanga criptato nei cassetti:

- Aumenta (art. 16) dal 20 al 25% la percentuale di contratti a termine che il padronato può stipulare, così come (dal 12 al 15%) la misura complessiva dei contratti interinali.

- In peggiorativa deroga (art. 11) alla Legge viene innalzata da 24 a 36 mesi la durata massima dei contratti a tempo determinato.

- Il diritto di precedenza all’assunzione a tempo indeterminato dei lavoratori precari viene innalzato e passa da 6 a 12 mesi di lavoro (art. 11)

- Sarà possibile contrattualmente applicare la banca-ore anche ai lavoratori part-time, previo accordo con la rsa ma senza alcun riconoscimento economico a riguardo (artt. 31 e 33)

- Viene data (art. 48) la possibilità ai padroni di licenziare senza preavviso e d’imporre una penale economica ai lavoratori che si assentano senza giustificazione dal lavoro (gravissimo in un momento in cui il padronato non chiede altro che “liberatorie” a licenziare).

Uniche eccezioni che i firmatari rivendicano come positive, sono in realtà spurie, vuote di ogni contenuto:

- dicono (art.4) di aver inserito più tutele nei cambi di appalto ma quello che hanno fatto è soltanto ribadire che le aziende s’impegnano 15 gg prima del cambio d’azienda a fornire (ai sindacati complici) elenco e tipologia dei dipendenti. Ipocrisia totale, poichè come sempre, le aziende rimangono libere di organizzare il servizio come meglio credono (riduzione ore lavoro/trasformazione part-time ecc..)

- dicono (art. 7 bis) di aver aumentato gli strumenti di lotta contro le violenze e le molestie sessuali nei luoghi di lavoro, ma quello che hanno deciso è lasciare alle aziende il compito di fare formazione ai dipendenti contro tali abusi, creando ancora una volta i soliti fondi economici a tal fine. Sappiamo però che le ragioni di questo male sono di natura strutturale e riguardano il fatto che tali abusi sono favoriti da un contesto in cui dominano ricatto, precarietà, debolezza delle lavoratrici in un contesto di sfruttamento. Su tale fronte Cgil, Cisl, Uil e le aziende sono stati pronti all’ennesimo “giro di vite”.

-dicono (art. 51) di non aver ceduto alla richiesta padronale di modificare il regime di mutua, mantenendo il diritto pieno alla retribuzione anche in caso di assenze brevi (3 gg), ma si preparano a farlo nel prossimo rinnovo e hanno infatti istituito a tale fine un’apposita commissione insieme ai padroni.

- dicono (art. 52 bis) di aver agito per estendere le tutele delle donne vittime di violenza di genere, ma non hanno fatto altro che adeguare il contratto a quanto già previsto dalla Legge (90 giorni max di congedo retribuito e ulteriori 90 gg retribuiti al 70%).

Non dicono però di non essere intervenuti su alcuni istituti presenti nel ccnl particolarmente odiosi e discriminativi:

- lo scatto d’anzianità per gli operai (i più numerosi) che, a differenza degli impiegati, non hanno diritto all’adeguamento biennale ma ad un unico scatto dopo 4 anni d’anzianità nella loro vita!

- la farsa dell’elemento di garanzia retributiva, che avrebbe dovuto compensare i lavoratori (praticamente tutti) dove non vige la contrattazione di secondo livello e il premio-risultato, e che nei fatti è un importo (80 euro una tantum) inesigibile e ridicolo.

- il costo padronale di una flessibilità sfrenata e le clausole flessibili: con tale contratto il padronato può variare gli orari di lavoro a proprio piacimento senza riconoscere praticamente nulla.

Insomma, come rinnovo è una splendida sintesi di quanto sanno fare Cgil, Cisl, Uil: consegnare al padronato una massa di schiavi senza valore e insieme a loro, ogni volta, dare un giro di vite.

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