SFRUTTAMENTO A MARCHIO COOP

Nazionale -

Mentre Luciana Littizzetto, testimonial Coop, esalta qualità, sicurezza e convenienza della catena di grande distribuzione in tv, a volte ammiccando al commesso di turno, la USB Lavoro privato, sindacato presente in maniera significativa alla Coop, si trova a trattare situazioni che contraddicono radicalmente i tanto sbandierati valori che dovrebbero contraddistinguere un'azienda cooperativa da un'azienda di profitto.

All'interno dei punti vendita coop incontriamo precariato diffuso, ricorso a esternalizzazioni ed appalti di ogni tipo, con le forme di contratto più disparate e sempre meno remunerative, merchandising, lavoro interinale, una corsa al ribasso dei salari che genera una vera e propria guerra dei poveri, che rende i lavoratori difficilmente organizzabili e quindi soli ed alienati.

USB ha impugnato contratti a termine ripetuti, senza la dovuta opposizione degli altri sindacati, per più di un decennio, ha affrontato molestie sessuali ad opera di un responsabile nei confronti delle dipendenti di un noto ipermercato della capitale, ha spesso trovato gravi situazioni in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, combatte quotidianamente un rigido e pressante sistema di controllo che rende ai lavoratori difficile anche il semplice andare in bagno, e questi sono solo alcuni esempi.

Dietro il sorriso di una cassiera che ci chiede di quante buste abbiamo bisogno, spesso si nasconde la difficoltà di tirare avanti con un contratto part time a 20 ore o la paura di non vedersi rinnovare il contratto precario, la rabbia per non passare domeniche e festivi con i propri figli o l'impotenza davanti al cicchetto del capetto di turno.

Queste nuove fabbriche metropolitane, generatrici di lavoro sfruttato e precario, cercano di ammantarsi di valori che restano lettera morta, “la Coop sei tu.. chi può darti di più?” Intonava un famoso jingle pubblicitario mentre sul video apparivano lavoratori e consumatori felici e sorridenti. Eppure i lavoratori che popolano questi templi dello shopping sorridono poco e ci lamentano la necessità di ritrovare fiducia in un sindacato che sappia da che parte stare, che sappia opporsi ad un'azienda fatta di dirigenti che attuano una gestione chiusa, priva di dialogo ed hanno all’attivo anche condanne per condotta antisindacale.

La cosa è ancor più grave visto che qui siamo in presenza di una cooperativa con uno spirito mutualistico e solidaristico e che non dimentica mai di ricordarcelo tramite le innumerevoli etichette che ci rimandano ai vari progetti sociali, anche mentre acquistiamo una maglietta o una confezione di frutta. Solo che, a quanto pare, lo spirito sociale e mutualistico si è trasferito, rispetto all'orientamento originario teso a fornire un servizio alla persona attraverso un dualismo di azioni quale la creazione di posti di lavoro e la salvaguardia del potere d'acquisto dei soci, probabilmente, ad aiutare solo gli interessi della classe economica di quelli che la coop la dirigono. Ma se una Cooperativa mutualistica e sociale, sulla carta, poi nei fatti non lo è... allora è in tutto e per tutto un'azienda con tanto di "padroni" !!!

La sfida è quella di ricompattare un settore che ha subito la cura “Marchionne” con molti anni di anticipo, dalla legge Treu in avanti, con la complicità di centro destra, centro sinistra, sindacati concertativi e associazioni di categoria, i risultati, seppur in embrione, ci confortano e ci sono da stimolo per accettarla.

USB Lavoro Privato

 

* Questo sito usa i cookies per effettuare statistiche sulla navigazione. Navigando sul sito accetti l'utilizzo dei cookies Ulteriori Informazioni