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USB Commercio verso lo Sciopero Generale del 24 ottobre

Roma -

24 ottobre 2013: i lavoratori del Commercio e della Grande Distribuzione Organizzata che si riconoscono nell'Unione Sindacale di Base sostengono la piattaforma dello SCIOPERO GENERALE NAZIONALE di 24 ore indetto dall'Unione Sindacale di Base.

 

Uno sciopero che esprime una forte contrarietà all'attacco di Renzi ai diritti con i contenuti del jobs act: all'abolizione dell'articolo 18, al contratto a tutele crescenti, ai controlli elettronici del lavoratore, al demansionamento, alla drastica riduzione degli ammortizzatori sociali (CIGS e indennità disoccupazione). Uno sciopero per il diritto ad una vera democrazia fondata sulla partecipazione, che rifiuti deleghe autoritarie nei luoghi di lavoro e per una legge democratica sulla rappresentanza sindacale.

 

I Lavoratori del Commercio e della GDO scioperano anche per le condizioni difficili in termini di salario, di diritti e di qualità della vita vissute nei luoghi di lavoro del commercio e contro la deregolamentazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali.

 

I lavoratori del Commercio e della GDO continuano la campagna contro il “far west” degli orari di apertura nel commercio per riprendersi le proprie vite, di lavoratori e di cittadini, per tornare a trascorrere le domeniche e le feste favorendo la famiglia, la socialità, il riposo, la riflessione, la cultura, lo sport, anche attraverso la tappa fondamentale dello sciopero generale, che arriva dopo l’imponente serie di iniziative che hanno visto violare luoghi del commercio da veri e propri cortei fino ad arrivare sotto Montecitorio.

 

Nel nostro settore, disgregato e di difficile intervento sindacale, l'introduzione del modello Marchionne è iniziata ormai da anni con il ricorso massiccio ai contratti part-time, alle esternalizzazioni, al precariato diffuso, al lavoro sommerso, e sempre più spesso la proliferazione di queste squalificanti ed anomale tipologie contrattuali non consente alle lavoratrici ed ai lavoratori di guadagnare uno stipendio che consenta una vita dignitosa, inoltre molti contratti di secondo livello sono stati disdettati unilateralmente ed i sindacati confederali hanno sempre avallato le politiche padronali messe in atto dalle aziende.

 

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