Cara Littizzetto un anno dopo… l'otto tu lotti?

Roma -

“Lo sai cosa si nasconde dietro il sorriso di una cassiera che ti chiede di quante buste hai bisogno?". Iniziava così la lettera aperta, inviata da un gruppo di delegate ed iscritte USB a Luciana Littizzetto lo scorso 25 novembre, in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Nella lettera venivano rappresentate le condizioni di disagio vissuto dalle lavoratrici e la determinazione ad uscire dall’invisibilità, con la prospettiva di migliorare la condizione femminile all’interno di queste nuove "fabbriche metropolitane", attraverso l’organizzazione e la lotta.

 

Al fragoroso silenzio della Littizzetto, seguito alla richiesta di aiuto delle lavoratrici, le stesse hanno risposto con una manifestazione di protesta in una delle piazze simbolo della città di Roma, al Pantheon, nella giornata che caratterizza per tradizione l’inizio dello shopping natalizio, l’otto dicembre.

 

Un anno dopo le condizioni delle lavoratrici della grande distribuzione sono mutate in peggio, anche grazie al decreto Monti più noto come “Salva Italia". Salario, abbattimento della precarietà, possibilità di passare dal part-time al tempo pieno, contenimento della discrezionalità delle direzioni e contrattazione dei tempi e dei turni, e, non ultimo, libertà di parola e di critica, queste sono le questioni in campo, questioni che se non vengono affrontate trasformano il lavoro femminile nei luoghi del commercio in una vera e propria apartheid delle commesse.

 

Un anno dopo USB sarà ancora in piazza, una piazza diversa stavolta, la “piazza del consumo”. In tante città d’Italia si terranno manifestazioni fuori e dentro i templi dello shopping, dove migliaia di dipendenti del commercio saranno obbligati a lavorare per tenere aperti centri commerciali e megastore. L’appello alla mobilitazione è stato raccolto da tante lavoratrici e lavoratori e da comitati e movimenti territoriali. All’iniziativa nella capitale sarà presente, tra gli altri, Catia Bottoni, la bella addormentata alla Coop, recordwoman della precarietà, che in 12 anni ha collezionato 27 contratti a termine, una di quelle donne che ha scritto alla Littizzetto.

 

Delegate ed iscritte USB estendono l’invito a Luciana Littizzetto. Nella lettera aperta chiudevano con: “Ci piacerebbe incontrarti e proporti un altro spot in difesa delle donne e per la dignità del lavoro.” Questa potrebbe essere l’occasione per colmare il ritardo. Fino ad oggi Luciana non ha mai affrontato la questione. Le lavoratrici, dal canto loro, non hanno mai smesso di sollecitarle  una risposta che accenderebbe i riflettori sulle reali condizioni vissute in questi immensi non luoghi che nascondono, dietro i loro arredi sfarzosi, un microcosmo di precarietà e sfruttamento.

 

Le Donne dell’USB hanno rincorso la showgirl fin sul red carpet del festival della canzone italiana, per consegnarle a mano la lettera che gli avevano scritto nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne, le hanno scritto ancora l’otto marzo, senza trovare mai una risposta. Questo silenzio non ha fermato la lotta delle lavoratrici.

 

Si, perché in realtà quella lettera un effetto l’ha prodotto, queste donne, con parole semplici e sentite, hanno creato un effetto boomerang del noto spot pubblicitario, riuscendo a portare alla luce la polvere che si cela sotto il tappeto della loro cattiva occupazione. Questo anche attraverso la comunicazione orizzontale offerta dai social network e dal loro effetto moltiplicatore, che è riuscita addirittura a contrastare i canali pubblicitari classici di cui si servono le multinazionali.

 

Sull’onda del riflettore che si è acceso su di loro, le donne hanno trovato coraggio e man mano hanno calato la maschera e cominciato a raccontarsi alla stampa, hanno portato allo scoperto la loro azienda fino ad ottenere un contraddittorio televisivo su LA7, alla trasmissione “L’aria che tira”, hanno prodotto un contro spot e hanno manifestato in numero sempre crescente il loro disagio, disagio colmo di dignità e disponibilità alla lotta. La cartina da tornasole è stato il lungo serpentone di lavoratrici del commercio che ha attraversato le strade di Roma durante lo sciopero generale del 18 ottobre e che ha reso visibili le ragioni della protesta.

 

Cara Luciana, queste donne hanno trovato il coraggio che a te, forse vincolata dal contratto pubblicitario, è mancato. La tua notorietà può aumentare, attraverso uno spot, i profitti di una multinazionale. Allo stesso modo potrebbe rendere "popolari" le ragioni di una giusta rivendicazione. Le donne del commercio ti hanno chiesto di combattere al loro fianco per l'eliminazione di qualsiasi forma di discriminazione nel rispetto dei diritti delle donne, per permettere e garantire alle stesse di fare scelte e compiere azioni, sia nella vita privata che nella vita professionale, senza alcun tipo di diseguaglianza di genere, per permettere le mille potenzialità, creatività, abilità e motivazioni che le donne possono apportare al mondo del lavoro e, più in generale, alla società.

 

Allora, cara Luciana, l’otto dicembre sarai al loro fianco?