IPOTESI CCNL COOP DISTRIBUZIONE: PERCHE' VOTARE NO

Nazionale -

Lo scorso 2 febbraio è stata siglata, dalle associazioni datoriali e dalle sigle sindacali Cgil-Cisl-Uil, l'ipotesi di accordo del Contratto nazionale di lavoro dei dipendenti da imprese della distribuzione cooperativa.

Un’ipotesi di accordo che secondo Usb è da respingere, in quanto peggiorativa delle condizioni di lavoro dei dipendenti, già pesanti prima di questo rinnovo contrattuale. Ecco i principali motivi che stanno alla base del nostro invito ai lavoratori e alle lavoratrici a votare NO nelle consultazioni nei luoghi di lavoro.

 

1) Aumenti salariali mensili inadeguatià 86 euro lordi per un full-time quarto livello (45 euro lordi per un part-time a 20 ore settimanali), a regime pieno solo dall’ottobre 2013 e suddivisi in 6 scaglioni. Si tratta di cifre a nostro avviso assolutamente inadeguate in quanto non in grado di coprire neanche l’inflazione, facendo perdere ulteriore potere d’acquisto ai nostri stipendi (infatti la richiesta della Filcams Cgil ad inizio trattativa era di 145 euro!).

2) Diminuzione della paga base oraria e dei permessi per i nuovi assuntià Il nuovo Ccnl prevede un diverso divisore convenzionale per i nuovi assunti, parametrato su 40 ore settimanali e non più su 38. In pratica a parità di stipendio lavoreranno di più (40 ore appunto), oppure (per chi verrà assunto part-time) avranno una paga oraria ridotta rispetto ai loro colleghi. Inoltre, avranno una riduzione dei permessi retribuiti, riassorbibili al 50% dopo 2 anni e al 100% solo dopo 4 anni.

Si tratta di un’ingiustizia assoluta, che creerà ulteriori divisioni tra i lavoratori rendendoli ancora più deboli per le loro rivendicazioni. Per quanto riguarda Unicoop Tirreno ad esempio, sono note le diversità di trattamento tra i lavoratori dei supermercati e quelli degli ipermercati: questa novità, anziché aiutare a far procedere nel verso giusto, ossia quello di parificare i trattamenti fra i dipendenti, va nella direzione esattamente opposta, ovvero crea ulteriori sottocategorie di lavoratori. Se prima ce n’era di serie A e di serie B, ora si introduce anche la serie C. Inoltre, si tratta di una modifica che renderà ancora più conveniente per le Coop assumere personale nuovo (visto che gli costerà meno), anziché procedere verso l’aumento delle ore dei part-time e la stabilizzazione delle situazioni di precarietà contrattuale. Insomma, questa nuova norma non penalizza solo i nuovi assunti, ma ci indebolisce tutti. Per di più, Unicoop Tirreno ha già comunicato che applicherà il nuovo trattamento anche ai precari recentemente stabilizzati, nonostante il Ccnl non sia ancora in vigore e nonostante gli ANNI di precarietà che questi colleghi hanno alle spalle, considerando come “nuovi assunti” persone che in realtà sono semplicemente stabilizzate dopo un lunghissimo susseguirsi di contratti a termine.

3) Malattiaà Il tanto sbandierato salvataggio della malattia (a differenza del Ccnl del Commercio dove questo istituto fondamentale è stato seriamente compromesso) in realtà altro non è che un rinvio al secondo livello di contrattazione, dove “potranno essere individuati e concordati strumenti e soluzioni atti a contrastare e prevenire eventuali anomalie”. Quindi purtroppo la malattia non è ancora salva, visto che se ne dovrà riparlare nell’integrativo.

4) Part-timeà Viene prevista l’introduzione della forma di “part-time speciale a 30 ore” (tra l’altro già ora in parte utilizzata, quindi non si vede dove sia la novità), anche se ad oggi sussiste ancora il drammatico e diffuso problema dei contratti a 20 ore settimanali che hanno pesanti conseguenze, oltre che sul basso salario, anche ai fini previdenziali. Sarebbe stato meglio pensare ad un innalzamento del part-time (non facoltativo) minimo, e più in generale a risarcimenti per chi svolge orari part-time su turni super flessibili, a causa dei quali al problema degli stipendi miseri si somma quello dell’attacco ai tempi di vita.

5) Inquadramenti à A fronte delle numerose richieste sindacali iniziali sui riconoscimenti degli adeguati inquadramenti per le professionalità, non è stato ottenuto niente se non un rinvio (l’ennesimo) alla contrattazione di secondo livello.

6) Lo “spauracchio” del Ccnl Commercioà Non crediamo che basti la minaccia delle Coop di confluire nel Ccnl del Commercio per legittimare l’accettazione di un contratto nazionale di questo tenore. Anzi, semmai tale arroganza è un motivo in più per respingere questo accordo.

 

Per queste ed altre ragioni invitiamo i colleghi a votare NO

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